È morto Claudio Lolli, professore cantautore e scrittore.

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Venerdì 17 agosto è morto il cantautore bolognese Claudio Lolli. Aveva 68 anni. Era tra i più impegnati della sua generazione; aveva all’attivo venti album. Artista simbolo della canzone degli anni ’70. Artista, poeta, scrittore, professore di liceo, è morto a 68 anni, proprio nel cinquantesimo di quel ’68 che tanto lo ha influenzato.

Già con il primo disco del 1972,  Lolli si fa conoscere con brani come Aspettando  Godot, Angoscia metropolitana, Quando la morte avrà e Borghesia. Il 1976 è l’anno della consacrazione con l’album di suo maggior successo: Ho visto anche zingari felici, nato dalla collaborazione con il Collettivo Autonomo Musicisti di Bologna. Un disco eccellente. Il brano omonimo è una delle canzoni più note di Lolli, viene trasmesso e ritrasmesso nelle radio e poi reinterpretato da molti artisti. Il terrorismo, il femminismo, i problemi dell’emarginazione sociale sono tra i temi affrontati nel disco, nel quale l’artista dimostra di essere cresciuto anche musicalmente.

È il picco di notorietà per Lolli che con l’album dell’ ’83 Antipatici antipodi, riesce nuovamente ad imporsi.

Da quegli anni in poi Lolli, conseguita la laurea in lettere, si dedica all’attività di professore al Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno. Non abbandona però la musica e la scrittura. Nel 2000 pubblica Dalla parte del torto (Brecht…), con il brano Nessun uomo è un uomo qualunque.

Con l’ultimo album del marzo 2017, intitolato “Il grande freddo”, vince la Targa Tenco nella categoria “Miglior disco dell’anno in assoluto”.

Lolli è stato un grandissimo cantautore che insieme a Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Francesco Guccini, Franco Battiato,  Fabrizio de André e Luca Carboni ha accompagnato la mia adolescenza, tutti cantautori impegnati, veri e propri artisti delle note e poeti assoluti. La musica era decisamente diversa all’epoca e il ricordo di questi giganti, che sono stati importanti anche per la mia formazione umanistica, fondamentale. Riascoltare oggi le loro canzoni oltre ad essere un tuffo nel passato italiano è anche una sorta di rivisitazione di me stesso in un contesto di esistenzialismo tanto caro al caro Claudio.

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